La sessione estiva di calciomercato si è appena conclusa, ma per il Torino è già tempo di guardare alle conseguenze delle operazioni messe a segno nelle ultime settimane. La rosa affidata a Ignazio Abate è stata costruita attraverso diversi prestiti con diritto di riscatto e formule che prevedono l’obbligo di acquisto al verificarsi di determinate condizioni.
Una strategia che permette alla società granata di distribuire nel tempo il peso degli investimenti, rinviando alla prossima estate alcune delle decisioni economiche più importanti.
Il problema, però, è che se tutti i giocatori coinvolti dovessero convincere, il conto complessivo potrebbe diventare molto pesante.
Considerando le cifre fissate per Pietro Comuzzo, Lucas Perri, Niccolò Fortini, Gaetano Oristanio e Daniel Bragança, il Torino si trova infatti davanti a un pacchetto di riscatti che può arrivare a circa 53-54 milioni di euro.
Una cifra significativa per una società che negli anni ha costruito gran parte della propria politica sportiva sulla prudenza finanziaria e sulla necessità di valutare con estrema attenzione gli investimenti a titolo definitivo e, soprattutto, non ha mai riscattato nessun calciatore.
E proprio qui si apre il vero interrogativo: quanti di questi giocatori il Torino sarà disposto a riscattare la prossima estate?
IL CONTO DEI RISCATTI SUPERA I 53 MILIONI
Le operazioni concluse durante l’estate hanno permesso al Torino di rinforzare la rosa senza sostenere immediatamente l’intero costo dei cartellini.
Il quadro economico dei principali giocatori arrivati con formule di questo tipo è il seguente:
| GIOCATORE | FORMULA | RISCATTO |
| COMUZZO | PRESTITO/DIRITTO | 19MLN |
| PERRI | PRESTITO/DIRITTO | 16MLN |
| FORTINI | PRESTITO/DIRITTO | 9,5MLN |
| ORISTANIO | PRESTITO/DIRITTO | 5MLN |
| BRAGANÇA | PRESTITO/OBBLIGO | 4MLN |
| TOTALE | 53,5MLN |
Si tratta naturalmente di una spesa potenziale, non di un esborso già programmato per intero.
Il Torino non sarà necessariamente chiamato a versare tutti questi soldi. Molto dipenderà dal rendimento dei giocatori, dalle condizioni previste nei singoli accordi e soprattutto dalle valutazioni che la società farà al termine della stagione.
Ed è proprio questo il punto centrale della strategia: il Torino ha spostato in avanti il momento della decisione.
COMUZZO E PERRI: I DUE INVESTIMENTI PIU’ PESANTI
Il nome che pesa maggiormente sul bilancio potenziale è quello di Pietro Comuzzo.
Il giovane difensore centrale è arrivato con una cifra di riscatto fissata a 19 milioni di euro, un investimento importante che obbligherà il Torino a valutare con attenzione la sua crescita durante la stagione.
La società non dovrà quindi limitarsi a giudicare le prestazioni immediate del giocatore, ma anche capire se Comuzzo potrà diventare un elemento strutturale della difesa granata negli anni successivi. Altra possibile lettura: il Torino spera che le prestazioni del giovane centrale attirino le attenzioni di potenziali acquirenti disponibili a spendere una cifra maggiore rispetto al riscatto pattuito, in modo da generare una ricca plusvalenza.
Ancora più particolare è il caso di Lucas Perri.
Il portiere brasiliano è arrivato al Torino per assumere un ruolo centrale nella nuova rosa e il suo eventuale riscatto richiederebbe un investimento di 16 milioni di euro.
La valutazione sarà quindi legata non soltanto alle prestazioni tra i pali, ma anche alla capacità di Perri di dimostrare di poter rappresentare una soluzione stabile per il Torino nel medio-lungo periodo. E’ quasi certo che Perri resti in granata per una stagione in modo da permettere al giovane Diego Mascardi di crescere e guadagnarsi una maglia da titolare per la stagione successiva.
Comuzzo e Perri, da soli, rappresentano 35 milioni di euro del potenziale conto complessivo.

FORTINI, ORISTANIO e BRAGANÇA: TRE DIVERSE OPERAZIONI
Più contenute, almeno sulla carta, le cifre relative agli altri tre giocatori.
Niccolò Fortini ha un valore di riscatto pari a 9,5 milioni di euro (500 mila sono stati versati nelle casse della Fiorentina al momento del passaggio in granata). L’esterno rappresenta un investimento legato alla crescita: il Torino avrà un’intera stagione per capire se il giocatore potrà trasformarsi in un elemento importante della rosa.

GAETANO ORISTANIO: LA CIFRA E’ DI 5 MILIONI DI EURO
Si tratta di un investimento decisamente più contenuto rispetto a Comuzzo e Perri e che lascia alla società un margine di valutazione maggiore. Il rendimento dell’attaccante durante la stagione sarà naturalmente decisivo per capire se il Torino deciderà di trasformare il prestito in un acquisto definitivo. L’inizio non è certamente dei migliori: nelle prime 4 gare ufficiali l’ex Parma è stato impiegato una volta soltanto.

Infine c’è Daniel Bragança, per il quale l’operazione prevede una cifra di circa 4 milioni legata alla formula concordata con il club proprietario.
È probabilmente l’investimento meno pesante dell’intero pacchetto, ma anche in questo caso sarà il campo a stabilire se l’operazione avrà avuto senso dal punto di vista tecnico ed economico.

MANDRAGORA ED ELMAS: QUANDO IL TORINO HA RINUNCIATO AL RISCATTO (PENTENDOSENE)
Il tema dei riscatti non è certamente nuovo in casa Torino.
Uno dei precedenti più significativi è quello di Rolando Mandragora.
→ Leggi la scheda di Rolando Mandragora
Nel 2022 il Torino non esercitò il diritto di riscatto fissato a 14 milioni di euro, dopo che non si erano verificate le condizioni che avrebbero fatto scattare l’obbligo a 9 milioni. Il centrocampista lasciò così il club granata, trasferendosi successivamente alla Fiorentina.
Quattro anni più tardi, il destino ha riportato Mandragora al Torino, questa volta a titolo definitivo.
Una storia che racconta bene quanto possa essere complicata la gestione dei riscatti: una società può decidere di non investire una determinata cifra in un momento preciso, salvo poi ritrovarsi successivamente a dover rivalutare quello stesso giocatore.

Un altro caso recente è quello di Eljif Elmas.
Il Torino aveva la possibilità di acquistare definitivamente il centrocampista macedone dal Lipsia, ma il riscatto non venne esercitato. Anche in quel caso la questione ruotava intorno al rapporto tra investimento richiesto e valutazione tecnica del giocatore.
Sono proprio questi precedenti a rendere particolarmente interessante la situazione attuale.
LA VERA SFIDA: SCEGLIERE CHI RISCATTARE
Il problema, quindi, non sono necessariamente i 53 milioni.
Il vero problema sarà decidere come distribuirli.
Se Comuzzo dovesse confermare le aspettative, Perri diventasse il portiere titolare affidabile che il Torino cerca, Fortini crescesse rapidamente e almeno uno tra Oristanio e Bragança si rivelasse un elemento imprescindibile, la società potrebbe trovarsi nella situazione di dover effettuare contemporaneamente diversi investimenti importanti.
Ed è qui che tornerà in gioco la filosofia della presidenza di Urbano Cairo.
Negli anni il Torino ha spesso mostrato grande prudenza quando si è trattato di trasformare un prestito in un acquisto definitivo. Il rendimento sul campo è stato frequentemente messo in rapporto con il costo dell’operazione e con la sostenibilità dell’investimento.
La prossima estate potrebbe quindi rappresentare un banco di prova significativo.
Perché una cosa è affrontare un singolo riscatto da 4, 5 o 10 milioni.
Un’altra è trovarsi davanti a cinque decisioni che, sommate, possono superare i 53 milioni di euro.

IL TORINO HA RIMANDATO LA DECISIONE, NON IL PROBLEMA
La strategia adottata durante l’estate ha un vantaggio evidente: permette al Torino di valutare i giocatori direttamente sul campo prima di impegnarsi definitivamente.
Ma ha anche un rovescio della medaglia.
Se le scommesse dovessero funzionare, la società si troverebbe davanti a una rosa più competitiva ma anche a una serie di investimenti da affrontare contemporaneamente.
Il campo, dunque, sarà ancora una volta il giudice principale.
Comuzzo, Perri, Fortini, Oristanio e Bragança avranno una stagione per dimostrare di meritare la conferma.
Per il Torino, invece, inizierà una partita parallela: quella dei conti e delle scelte di mercato.
Perché i 53 milioni non sono ancora una spesa.
Sono, però, una possibilità concreta che la società dovrà iniziare a considerare fin da ora.
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