corre il credito al consumo


Nel secondo trimestre 2026 la Banca d’Italia ha ricevuto 3.512 esposti contro banche e finanziarie. Il credito al consumo pesa ormai per il 20,7% e, in valori stimati, cresce di quasi il 19% in un anno. Balzano anche le contestazioni sugli altri servizi di pagamento.

Gli italiani protestano di più contro banche e finanziarie e, dietro l’aumento, sta cambiando anche la geografia dei problemi. Nel secondo trimestre del 2026 la Banca d’Italia ha ricevuto 3.512 esposti, contro 3.237 nello stesso periodo dell’anno precedente: 275 segnalazioni in più, pari all’8,5%. Ma il numero complessivo racconta soltanto una parte della storia. Il conto corrente rimane la materia più contestata, mentre sono soprattutto credito al consumo e servizi di pagamento a spiegare l’accelerazione.

Occorre anzitutto distinguere gli esposti dai reclami. L’esposto è una segnalazione con cui un cliente porta all’attenzione della Banca d’Italia un comportamento di una banca o di una società finanziaria che ritiene irregolare o scorretto. Via Nazionale può sollecitare l’intermediario a esaminare il caso e utilizza le informazioni anche ai fini della vigilanza, ma non decide chi abbia ragione nella controversia e non può imporre un risarcimento. Per ottenere una decisione il cliente può rivolgersi, dopo avere presentato reclamo all’intermediario, all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) oppure al giudice.

È una distinzione importante anche per leggere correttamente le cifre: l’aumento degli esposti non significa automaticamente che siano aumentate nella stessa proporzione le violazioni accertate. Significa, però, che cresce il numero di clienti che ritiene di avere incontrato un problema abbastanza serio da portarlo fino alla Banca d’Italia.

Il conto corrente resta al primo posto con il 29,1% degli esposti, ma un anno prima rappresentava il 31,1%. Applicando queste percentuali ai rispettivi totali, e considerando quindi le inevitabili approssimazioni dovute all’arrotondamento dei dati, le segnalazioni sui conti correnti risultano sostanzialmente ferme: circa 1.022 nel secondo trimestre 2026, contro 1.007 un anno prima. L’incremento sarebbe appena dell’1,5%.

Ben diversa è la dinamica del credito al consumo. La sua quota sale dal 18,9% al 20,7%. Tradotto in valori assoluti stimati significa passare da circa 612 a 727 esposti: oltre cento casi in più e una crescita vicina al 19%. Su 275 segnalazioni aggiuntive registrate complessivamente dalla Banca d’Italia rispetto a un anno prima, circa 115 sarebbero quindi riconducibili a questa sola area.

Ancora più brusco, sebbene parta da valori inferiori, è l’aumento degli altri strumenti e servizi di pagamento: dal 4,1% al 6,6% del totale. Le segnalazioni stimate passano da circa 133 a 232, con un incremento nell’ordine del 75%. Credito al consumo e questa categoria di servizi di pagamento, insieme, spiegano così all’incirca quattro quinti dell’intero aumento degli esposti tra i due trimestri.

Anche bonifici e carte si muovono verso l’alto. I bonifici mantengono una quota del 6,9%, che sul maggiore numero complessivo di esposti equivale a circa 242 segnalazioni contro 223. Le carte di pagamento passano dal 6,1% al 6,2%, pari a una crescita stimata da circa 197 a 218 casi. Si muovono in direzione opposta i mutui ipotecari, che scendono dal 7,1% al 6% e, in termini stimati, da circa 230 a 211 esposti.

Il risultato è una fotografia diversa da quella che suggerirebbe una lettura superficiale delle percentuali. I conti correnti conservano il primato perché rappresentano il rapporto bancario più diffuso, ma non sono più il principale motore della crescita delle contestazioni. Il punto di maggiore tensione si sta spostando verso il denaro preso a prestito per i consumi e verso un sistema dei pagamenti sempre più digitale.

Sul credito al consumo, soprattutto, il dato trimestrale non arriva isolato. Nel 2025 la Banca d’Italia aveva già registrato un incremento di circa l’11% degli esposti relativi a queste operazioni. Nel rapporto annuale l’Istituto indicava tra le cause principali l’aumento delle lamentele per ritardi o errori nel calcolo dei conteggi necessari all’estinzione anticipata dei finanziamenti. Il dato del secondo trimestre 2026 non consente di affermare che siano ancora queste le ragioni dominanti — la nuova rilevazione pubblica non offre quel livello di dettaglio — ma conferma che il fenomeno non si è esaurito con il 2025.

Il problema acquista maggiore peso perché il credito al consumo rimane costoso. Negli ultimi dati mensili disponibili, riferiti a luglio e pubblicati il 9 settembre, il Tasso annuale effettivo globale (Taeg) sulle nuove erogazioni si colloca al 10,38%, dal 10,33% di giugno. Nello stesso mese il Taeg sui nuovi mutui per l’acquisto dell’abitazione era al 3,81%. Sono prodotti diversi e il confronto non può essere meccanico, ma la distanza dà la misura del prezzo che una famiglia può sostenere quando finanzia un’auto, un elettrodomestico, una spesa imprevista o semplicemente un bisogno di liquidità attraverso un prestito personale.

Nello stesso secondo trimestre in cui aumentavano gli esposti, l’indagine sul credito bancario della Banca d’Italia rilevava inoltre due movimenti simultanei: la domanda di credito finalizzato al consumo era leggermente aumentata, sostenuta anche dalla spesa per beni durevoli, mentre le banche avevano ulteriormente irrigidito i criteri di concessione. Gli indicatori sulla qualità del credito avevano già esercitato nel primo trimestre un effetto restrittivo proprio su questo comparto.

La combinazione merita attenzione. Più famiglie cercano finanziamenti per acquistare beni o sostenere spese, il costo resta attorno al 10% e gli intermediari diventano più prudenti nel concedere credito. In questo passaggio possono moltiplicarsi i punti di attrito: condizioni economiche non comprese fino in fondo, conteggi di chiusura, commissioni, assicurazioni collegate, rimborsi, segnalazioni alle banche dati creditizie, modalità di incasso delle rate e difficoltà nella gestione di un rapporto quando il debitore chiede di modificarlo o chiuderlo.

Non tutti questi problemi sono necessariamente riconducibili agli intermediari e i dati trimestrali non permettono di stabilire quali siano oggi i più frequenti. Offrono però un’indicazione su dove si sta concentrando la domanda di tutela. L’83% degli esposti del secondo trimestre è presentato da consumatori privati, la stessa quota di un anno prima. Le società rappresentano il 9%, i privati non consumatori il 3% e le altre categorie il restante 5%. Il tempo medio per il primo riscontro della Banca d’Italia è di 13 giorni.

A completare il quadro c’è l’attività dell’Arbitro Bancario Finanziario. Nel 2025 l’ABF ha ricevuto oltre 13.500 ricorsi. Erano diminuiti del 3% sull’intero anno, ma il contenzioso aveva ricominciato a crescere nella seconda metà del 2025 e nei primi mesi del 2026. Più di un terzo dei ricorsi riguardava utilizzi fraudolenti degli strumenti di pagamento. Dei oltre 12.500 casi decisi nel corso dell’anno, il 56% si è concluso con un risultato sostanzialmente favorevole al cliente, considerando sia gli accoglimenti totali o parziali sia gli accordi raggiunti prima della decisione. Quasi 8 milioni di euro sono stati restituiti ai ricorrenti.

Pagamenti digitali e credito, peraltro, stanno diventando sempre meno separabili. Acquistare online significa sempre più spesso poter scegliere, accanto alla carta o al bonifico, una forma di finanziamento inserita direttamente nel percorso di acquisto. È il terreno del Buy Now Pay Later (BNPL), il “compra ora e paga dopo”, uno dei fenomeni cresciuti più rapidamente negli ultimi anni.

Una nota della Banca d’Italia pubblicata a marzo segnala che l’utilizzo del BNPL da parte delle famiglie italiane sarebbe passato dal 4% nel 2022 al 30% nel 2025, anche se circa due terzi degli utilizzatori vi ricorrono soltanto occasionalmente. Lo stesso studio osserva che questa forma di finanziamento ha progressivamente raggiunto anche nuclei con redditi medio-bassi, minori risorse patrimoniali e altri debiti già in essere. Una successiva ricerca pubblicata l’8 settembre, concentrata sui dati del 2022, mostra invece come nella fase iniziale il BNPL fosse soprattutto utilizzato da consumatori più giovani, digitalizzati e finanziariamente solidi: è la rapidità dell’espansione successiva ad avere allargato la platea.

I dati sugli esposti non consentono di isolare il BNPL all’interno del credito al consumo e sarebbe quindi improprio attribuire a questo strumento l’aumento delle contestazioni. Il collegamento è un altro: sta cambiando il modo in cui le famiglie incontrano il credito. Sempre meno esclusivamente allo sportello o attraverso un contratto di prestito tradizionale, sempre più durante l’acquisto di un bene, sullo smartphone, con procedure rapide e rate presentate come parte dell’esperienza di pagamento.

Anche per questo l’Europa ha riscritto le regole. L’Italia ha recepito la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori con il decreto legislativo 31 dicembre 2025, n. 212. Il nuovo regime, destinato ad applicarsi pienamente dal 20 novembre 2026, amplia le tutele e porta nel perimetro regolamentato gran parte delle formule Buy Now Pay Later. Tra gli obiettivi ci sono una maggiore trasparenza delle informazioni precontrattuali, una valutazione più rigorosa del merito creditizio e una maggiore protezione contro il sovraindebitamento. Nell’agosto scorso è stato pubblicato anche il decreto del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR) che aggiorna le disposizioni attuative italiane.

Per il cliente, intanto, il percorso di tutela ha regole precise. In caso di contestazione è opportuno rivolgersi anzitutto all’intermediario con un reclamo scritto. La banca o la finanziaria deve normalmente rispondere entro 60 giorni; per i reclami sui servizi di pagamento il termine scende a 15 giorni lavorativi. Se la risposta manca o non soddisfa il cliente, è possibile ricorrere all’ABF, con un costo di accesso di 20 euro, oppure rivolgersi all’autorità giudiziaria. L’esposto alla Banca d’Italia può affiancare questo percorso, ma non sostituisce la decisione dell’Arbitro o del giudice.

I 3.512 esposti del secondo trimestre non descrivono dunque una rivolta generalizzata contro il sistema bancario. Mostrano qualcosa di più circoscritto e, per questo, più interessante: mentre le vecchie controversie sui conti correnti non scompaiono, il baricentro delle contestazioni si sposta verso il credito usato per consumare e verso i nuovi modi di pagare. E accade proprio mentre finanziare i consumi costa ancora oltre il 10%, le banche diventano più selettive e una parte crescente degli acquisti incorpora, quasi senza soluzione di continuità, anche una decisione di indebitamento.


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