come ha costruito un impero grazie alle vitamine da 1,5 miliardi


Nell’agosto 2025 Capital One ha proposto a MaryRuth Ghiyam un finanziamento da 420 milioni di euro per permetterle di mantenere il controllo di MaryRuth’s, il marchio di vitamine e integratori fondato nel 2014. Il prestito è stato chiuso nell’ottobre dello stesso anno e dovrà essere rimborsato entro il 2030. Grazie all’operazione, Ghiyam e la sua famiglia hanno conservato circa il 97% del capitale: il debito è diventato l’alternativa a una nuova cessione di quote.

Forbes valuta MaryRuth’s almeno 1,5 miliardi di euro, sulla base dei ricavi degli ultimi dodici mesi e della redditività operativa. Il patrimonio personale della fondatrice è però stimato intorno ai 750 milioni. Le due cifre non possono coincidere automaticamente. Entrano in gioco la quota realmente detenuta da Ghiyam, il debito della società, la partecipazione della madre Colleen e gli accordi economici firmati dopo la separazione dal marito.

Dai debiti della madre al primo prodotto

Quando MaryRuth Ghiyam iniziò a costruire l’attività, la sua famiglia partiva da una posizione finanziaria tutt’altro che solida. Dopo la morte del marito, Colleen aveva rilevato l’impresa di famiglia. Il fallimento arrivato durante la crisi immobiliare della fine degli anni Duemila le aveva però lasciato circa 700.000 euro di debiti personali, accumulati anche usando carte di credito.

Prima di dedicarsi agli integratori, Ghiyam aveva lavorato come agente immobiliare. Nel marzo 2013 aveva poi aperto a New York uno studio privato di educazione alla salute olistica. Proprio durante il lavoro con i clienti si era imbattuta in un problema molto concreto: per molte persone era difficile prendere capsule e compresse a stomaco vuoto.

Le vitamine liquide già disponibili non le sembravano adatte alla propria famiglia. A suo giudizio mancavano, nello stesso prodotto, un gusto accettabile, una composizione coerente con le sue esigenze e una modalità d’uso pratica. Da questa esperienza nacque l’idea di sviluppare una linea diversa.

Nel 2014 Ghiyam fondò MaryRuth Organics insieme alla madre. Il primo multivitaminico liquido arrivò nello stesso anno. Quel prodotto diede origine a un catalogo che, secondo la ricostruzione pubblicata nel 2026, comprende oggi vitamine liquide, caramelle gommose e altri integratori, per oltre 300 formulazioni o presentazioni.

La società non ebbe alle spalle, all’inizio, grandi investitori. Per pagare le prime spese e sostenere il capitale circolante, Ghiyam ricorse anche a una carta Capital One Spark. Il fabbisogno finanziario non dipendeva soltanto dalla produzione: i produttori volevano essere pagati in anticipo, mentre i grandi rivenditori chiedevano ordini iniziali per milioni di euro. Gli incassi, invece, arrivavano soltanto dopo diversi mesi.

Nove anni senza stipendio per finanziare la crescita

Per nove anni, ha dichiarato la fondatrice, non ci fu uno stipendio per lei. Gli utili restavano in azienda e venivano utilizzati per finanziare l’espansione. Nel frattempo la famiglia doveva fare i conti con il debito legato alla situazione di Colleen.

Circa tre anni dopo la nascita del marchio, Ghiyam riuscì a estinguere il debito della madre. Poco dopo trasferì l’attività da New York a Los Angeles. La crescita non aveva ancora assunto le dimensioni successive, ma i primi risultati erano già visibili.

Nel 2018 MaryRuth’s generava circa 11 milioni di euro di ricavi annuali e registrava un margine EBITDA vicino al 20%. L’EBITDA misura la redditività prima di interessi, imposte, ammortamenti e svalutazioni. Nel 2019 i ricavi erano saliti a circa 23 milioni di euro.

Proprio nel 2018, quando Ghiyam descriveva la propria situazione economica come molto difficile, il produttore texano degli integratori le fece una proposta: 1 milione di euro in cambio del 10% della società. Sarebbe stata una fonte immediata di liquidità. La fondatrice, però, rifiutò.

La decisione arrivò dopo avere osservato alcuni comportamenti dei dipendenti del produttore che, secondo Ghiyam, non erano compatibili con l’immagine che voleva dare al marchio. La rinuncia ebbe un prezzo concreto. MaryRuth’s perse capitale che avrebbe potuto finanziare ordini, scorte e distribuzione.

La proprietà, però, rimase più concentrata nelle mani della fondatrice, mentre la società continuava a crescere e a produrre margini positivi. Fu una scelta costosa nell’immediato, ma lasciò a Ghiyam una quota più ampia del valore creato in seguito.

Ricavi da 11 a 600 milioni di euro

La traiettoria dei ricavi suggerisce che una parte consistente del valore di MaryRuth’s sia stata costruita prima dell’ingresso del private equity. Dai circa 11 milioni di euro del 2018, l’azienda è arrivata a un fatturato stimato di 600 milioni negli ultimi dodici mesi considerati nel 2026:









Anno o periodo

Dato economico

Significato

2014

Fondazione e lancio del primo multivitaminico liquido

Avvio del marchio fondato da MaryRuth Ghiyam e Colleen

2018

11 milioni di euro di ricavi

Margine EBITDA vicino al 20% e rifiuto del 10% per 1 milione di euro

2019

23 milioni di euro di ricavi

Crescita ottenuta senza una cessione del controllo

2025

Oltre 100 milioni di euro di EBITDA

Risultato superiore alle previsioni comunicate durante il processo di vendita

2026

600 milioni di euro di ricavi stimati e 125 milioni di EBITDA

Valutazione aziendale stimata almeno 1,5 miliardi di euro

Per il 2025 la società aveva previsto un EBITDA di 89 milioni di euro. Il risultato avrebbe invece superato i 100 milioni. La stima più recente, riportata nel 2026, porta l’EBITDA a circa 125 milioni di euro, con un margine vicino al 20% del fatturato.

La redditività spiega perché Ghiyam abbia potuto rinunciare a una parte del capitale senza essere obbligata a vendere. Un’azienda che produce utili può pagare scorte, marketing e distribuzione con la liquidità generata dall’attività. Quando serve, può ricorrere anche al debito.

Questo lascia alla proprietà più margine nelle trattative con gli investitori. Non elimina i vincoli finanziari, ma cambia il rapporto di forza rispetto a una società costretta a raccogliere capitale per restare operativa.

Il private equity Butterfly e la vendita fallita

Nel 2021 Butterfly Equity entrò nel capitale di MaryRuth’s. La società di private equity è specializzata nel settore alimentare e delle bevande. Il suo investimento avrebbe dovuto sostenere l’espansione commerciale, la distribuzione nei negozi, la gestione delle scorte e il rafforzamento della struttura manageriale.

Nel 2023 cominciò a circolare l’ipotesi di una vendita a una valutazione vicina a 1 miliardo di euro, debito compreso. Il processo andò avanti con offerte che, secondo la ricostruzione del 2026, indicavano valori di 800 e 900 milioni di euro.

Ghiyam e il consiglio di amministrazione avrebbero inizialmente preso in considerazione una cessione ad Advent International, fondo con sede a Boston. Non arrivò però un’offerta finale e l’operazione non si concluse.

Le parti hanno fornito letture diverse di quel processo. La fondatrice ha sostenuto che Butterfly spingesse per una vendita rapida e per restituire il capitale agli investitori. Butterfly ha descritto la decisione di valutare l’uscita in modo differente: l’azienda aveva ottenuto buoni risultati e aveva suscitato l’interesse di potenziali acquirenti.

Le due versioni non concordano sulla pressione esercitata durante la procedura. Sul punto principale, però, coincidono: MaryRuth’s non fu venduta.

Nel 2024 Butterfly annunciò di avere ceduto la maggior parte della propria partecipazione. King Street Capital Management acquistò una quota inferiore al 3%, mentre Butterfly reinvestì 50 milioni di euro nella nuova struttura. Ghiyam riacquistò ulteriori azioni e, insieme ai familiari, arrivò a controllare circa il 97% del capitale.

La dinamica è poco comune per una società che ha aperto il capitale a un fondo. L’ingresso del private equity non portò alla vendita integrale dell’impresa; dopo il tentativo fallito, la presenza di Butterfly si ridusse. Ghiyam recuperò così una posizione di controllo in una fase che avrebbe dovuto condurre alla dismissione.

Perché 1,5 miliardi non sono il patrimonio personale

Il valore attribuito a MaryRuth’s e la ricchezza della fondatrice misurano cose diverse. Il primo riguarda l’intera azienda. Il secondo indica quanto può essere attribuito a MaryRuth Ghiyam dopo avere considerato debiti, quote di altri soggetti e diritti economici previsti dagli accordi.

La valutazione di almeno 1,5 miliardi di euro include anche il finanziamento da 420 milioni contratto con Capital One. Quel denaro non entra direttamente nel patrimonio personale della fondatrice. È un debito della società, che dovrà essere rimborsato secondo le condizioni del prestito.

Neppure il 97% indicato per la famiglia equivale alla quota personale di Ghiyam. Colleen, direttrice finanziaria originaria e cofondatrice, conserva una partecipazione. La percentuale si riferisce quindi a Ghiyam e ai suoi familiari nel loro insieme, non alla sola MaryRuth.

Un altro elemento riguarda la separazione da David Ghiyam. L’accordo post-matrimoniale firmato dopo la rottura stabilisce che David abbia diritto alla metà dei proventi di un’eventuale vendita di MaryRuth’s. MaryRuth avrebbe a sua volta diritto alla metà dei proventi di una futura vendita di David AI, l’attività di coaching spirituale con strumenti di intelligenza artificiale del marito.

Da qui nasce la differenza tra i due valori. Forbes ha stimato il patrimonio personale di MaryRuth Ghiyam in circa 750 milioni di euro, all’incirca la metà della valutazione aziendale indicata. Non è un importo ufficiale riportato in un bilancio pubblico e non coincide con liquidità che la fondatrice abbia necessariamente già disponibile.

Il debito che conserva il controllo

Il prestito Capital One è il passaggio più rilevante della strategia finanziaria recente. Nell’agosto 2025 dieci esponenti della banca incontrarono Ghiyam per organizzare un’operazione superiore a 400 milioni di euro. Il finanziamento fu chiuso in ottobre, con scadenza nel 2030.

Sul piano societario, l’operazione ha sostituito una possibile nuova vendita di capitale con un’obbligazione finanziaria. MaryRuth’s ha raccolto debito invece di cedere una quota rilevante a un nuovo investitore. La proprietà familiare è rimasta quasi intatta.

Il prezzo della scelta è rappresentato dagli impegni di rimborso. Il vantaggio consiste nel fatto che il controllo non passa a un altro azionista. La struttura offre alla famiglia più autonomia, purché l’azienda continui a produrre abbastanza cassa per sostenere il finanziamento.

Con un EBITDA stimato di 125 milioni di euro nel 2026, il debito appare più gestibile di quanto sarebbe per una società con ricavi simili ma una redditività operativa molto inferiore. La redditività non cancella i rischi. Restano esposti i consumi, i costi di produzione, la distribuzione e la concorrenza.

La pressione di Grüns e una possibile nuova vendita

MaryRuth’s opera in un mercato degli integratori molto competitivo e deve confrontarsi con marchi capaci di crescere rapidamente. Il caso più vicino è Grüns, azienda di caramelle gommose fondata nel 2023.

Nell’aprile 2026 Unilever ha annunciato l’acquisto dell’80% di Grüns per circa 900 milioni di euro. L’operazione è stata completata nel giugno 2026 e ha portato la valutazione complessiva della società oltre 1 miliardo di euro.

Grüns avrebbe raggiunto ricavi annuali pari a circa la metà di quelli di MaryRuth’s, pur avendo una storia molto più breve. Per Ghiyam, il confronto mostra la velocità con cui un concorrente può costruire un marchio nel settore, soprattutto quando dispone di una distribuzione efficace e di un prodotto facilmente riconoscibile.

La crescita di Grüns può aumentare l’interesse degli acquirenti per MaryRuth’s. Al tempo stesso rende meno semplice difendere il valore già raggiunto. MaryRuth’s ha più ricavi, margini maggiori e una presenza commerciale più ampia; i marchi giovani possono però attirare consumatori e investitori grazie a formule più semplici, marketing digitale e tempi di sviluppo più brevi.

Ghiyam ha lasciato aperta la possibilità di avviare un nuovo processo di vendita dopo la separazione dal marito. Una futura operazione dovrebbe bilanciare tre obiettivi: monetizzare parte della partecipazione, rispettare gli accordi familiari e mantenere un ruolo nella gestione del marchio.

La redditività e il controllo ancora concentrato nella famiglia permettono di attendere condizioni più favorevoli, ma il debito con scadenza nel 2030 rende importante preservare flussi di cassa sufficienti. La scelta tra indipendenza e nuova cessione dipenderà quindi non solo dalla valutazione proposta, ma anche dalla capacità di sostenere il finanziamento e difendere la crescita in un mercato più affollato.

Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna � un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up…


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม