le banche chiedono più trasparenza sui calcoli


Dal 2027 la Banca Centrale Europea applicherà un correttivo climatico anche ai prestiti bancari ceduti in garanzia, non solo alle obbligazioni corporate. La misura riguarda quasi un terzo di tutte le garanzie del sistema — ma la BCE non renderà pubblico come calcola il punteggio di ogni singola posizione, e questo sta creando attrito con le banche.

Da giugno 2026 le obbligazioni corporate depositate in garanzia presso la BCE per accedere alla liquidità dell’Eurosistema scontano già un correttivo legato al rischio climatico. Il 24 luglio la Banca Centrale Europea ha deciso di allargare lo stesso meccanismo a una platea di garanzie molto più ampia: i prestiti bancari alle imprese non finanziarie, tecnicamente chiamati credit claims. È una misura tecnica, ma con un perimetro tutt’altro che marginale: secondo i dati raccolti da Bloomberg, questa categoria rappresenta quasi il 30% del totale delle garanzie pledged nel sistema euro, un multiplo enorme rispetto alle obbligazioni corporate già coperte dalla regola precedente, che pesano appena 25 miliardi di euro sul totale.

Il funzionamento del meccanismo, per come la BCE lo ha delineato nel comunicato ufficiale, si basa su un punteggio di incertezza calcolato a livello di singolo prestito, costruito su tre componenti: un fattore di stress settoriale ricavato dall’ultimo stress test climatico dell’Eurosistema, il grado di esposizione del debitore ai rischi di transizione (per esempio un’azienda ad alta intensità di carbonio più esposta a nuove normative o a cambiamenti nei comportamenti dei consumatori) e la scadenza residua del credito stesso. Dove non sono disponibili dati a livello di settore o di singola impresa, la BCE può ricorrere a dati alternativi. Più alta è la sensibilità climatica stimata, maggiore sarà la riduzione applicata al valore della garanzia — con un tetto massimo del 5%, calcolato cumulativamente tra obbligazioni e prestiti. Per ora il calcolo riguarda solo i cosiddetti rischi di transizione (normativi, tecnologici, di mercato), mentre la BCE ha lasciato intendere che in futuro potrebbe considerare anche i rischi fisici legati agli eventi climatici estremi. L’entrata in vigore è prevista non prima della fine del 2027, con punteggi aggiornati annualmente.

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È proprio sul modo in cui questi punteggi vengono calcolati che si è aperto il fronte di tensione con il sistema bancario. Denisa Avermaete, responsabile finanza sostenibile della European Banking Federation — l’associazione che riunisce le associazioni bancarie nazionali europee — ha definito la decisione della BCE importante, ma ha chiesto che venga gestita con maggiore trasparenza, segnalando che permane incertezza attorno alle modalità di calcolo. Avermaete ha anche sottolineato la scala del cambiamento: i prestiti coperti dalla nuova regola rappresentano una base di garanzie eleggibili circa 17 volte più ampia rispetto alle sole obbligazioni corporate già interessate dalla misura precedente.

Il nodo è che la BCE ha reso pubblica l’architettura generale del meccanismo — le tre componenti del punteggio, la soglia massima del 5% — ma non pubblicherà i fattori climatici calcolati per le singole posizioni. Una portavoce dell’istituto ha spiegato che lo strumento è pensato per proteggere il bilancio dell’Eurosistema, non per orientare il comportamento del mercato, e che per questo motivo viene divulgata la metodologia generale ma non i dettagli posizione per posizione.

Gli analisti sottolineano due aspetti. Da un lato l’ampiezza della base di garanzie coinvolta, dall’altra la necessità di trasparenza. Solo con maggiore trasparenza, infatti, il mercato potrebbe verificare se i punteggi climatici della BCE riflettano davvero la sensibilità finanziaria effettiva degli emittenti. Difficile che su questi punti la banca centrale cambi approccio senza una pressione sostenuta da parte degli osservatori di settore e dei soggetti coinvolti.

Nel frattempo, alcune banche si stanno muovendo in autonomia, come riportano diverse agenzie stampa: BBVA ha sviluppato un proprio strumento di valutazione del rischio di transizione paragonabile a quello della BCE, pur segnalando che l’assenza di punteggi pubblici rende difficile allineare pesi e parametri; ING, al contrario, ritiene che il proprio approccio si avvicini concettualmente a quello adottato dall’istituto di Francoforte.

Per ora la pressione sul sistema resta contenuta — il ricorso alla liquidità dell’Eurosistema si attesta attorno ai 26 miliardi di euro, una frazione minima rispetto ai 1.590 miliardi di garanzie che le banche tengono a disposizione — ma con i mercati obbligazionari sotto tensione su più fronti, la domanda di liquidità presso la BCE potrebbe tornare a salire rapidamente, portando la questione della trasparenza dei punteggi climatici dal piano tecnico a quello politico.

Foto di Frank Bender


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