ecco perché è importante l’educazione finanziaria




Contenuto prodotto in collaborazione con Unimarconi

DI COSA SI PARLA

Il video sottolinea l’importanza dell’educazione finanziaria come competenza civica essenziale per navigare consapevolmente nella vita quotidiana. L’autore chiarisce concetti fondamentali come il mercato dei capitali, spiegando il funzionamento dei prestiti e la natura del tasso d’interesse attraverso il principio del costo opportunità.

Viene inoltre offerta un’analisi critica delle diverse tipologie di finanziamento, distinguendo tra tassi fissi e variabili, e dei rischi legati agli investimenti. La sezione finale mette in guardia contro le truffe finanziarie e i pericoli del gioco d’azzardo, evidenziando come la conoscenza economica sia uno strumento indispensabile per proteggere il proprio patrimonio e il proprio benessere psicofisico. Attraverso un linguaggio accessibile, le fonti mirano a democratizzare nozioni tecniche spesso percepite come proibitive, rendendole alla portata di tutti i cittadini.

STRUMENTI E CONOSCENZE PER GESTIRE IL RISPARMIO E COSTRUIRE IL PROPRIO FUTURO

Quali competenze dovrebbe fornirci la scuola? Le prime risposte che vengono in mente a ciascuno di noi saranno sicuramente la capacità di leggere e scrivere. Oppure, quella di contare. Saper comunicare in una lingua straniera è fondamentale. E che dire dell’informatica? Possiamo farne a meno, nel pieno del XXI secolo? Ovviamente no. Quanti invece penserebbero che anche l’educazione finanziaria sia davvero necessaria? O, il che è forse anche più importante, quanti penserebbero che sia davvero alla portata di tutti? Chi parla di economia, del resto, usa solitamente un linguaggio formale e tecnico, a volte addirittura volutamente incomprensibile. Eppure, le decisioni economico-finanziarie sono molto più frequenti nella vita di tutti i giorni e in quella di ognuno di noi di quanto si possa immaginare.

Vediamo dunque insieme qualche esempio dell’importanza dell’eduzione finanziaria.

Un primo ambito in cui è importante avere un minimo di competenze economico finanziarie è certamente quello del cosiddetto “mercato dei capitali” o “mercato del credito”. L’espressione richiama alla mente la suggestione di grandi imprenditori e cifre astronomiche. In realtà, l’esistenza di un “mercato dei capitali” fa semplicemente riferimento al fatto che dei soggetti – come persone o banche – possano scambiarsi del denaro. Chi ne ha disponibilità, potrebbe volerlo dare in prestito, a fronte di un corrispettivo, cioè di un prezzo. Si dice quindi che c’è “offerta di capitali”. Al contrario, chi non ne ha disponibilità, ma ne ha bisogno, ha una “domanda di capitali”, quindi di denaro, per il quale è disposto a pagare un prezzo. Oltre, è ovvio, a restituire quanto ottenuto in prestito. Tale prezzo prende il nome di tasso d’interesse. 

Ma quando potremmo aver bisogno di soldi che non abbiamo? Per molti di noi, questa situazione si presenta nel momento in cui acquistiamo un’abitazione. In questi casi, ci si rivolge a una banca, cioè a un’istituzione in grado di anticipare un ammontare di capitali che noi al momento non abbiamo ma che guadagneremo nel corso degli anni futuri, e che quindi saremo in grado di restituire, poco alla volta. Il meccanismo che ci permette di utilizzare denaro che non abbiamo ancora prende appunto il nome di “mercato dei capitali” o “del credito”.

A essere sinceri, il ricorso al credito è molto diffuso anche per l’acquisto di beni meno impegnativi di una casa: automobili, per esempio; o vacanze ed elettrodomestici. Anche la spesa al supermercato è spesso effettuata con le “carte di credito”, che permettono di pagare i nostri acquisti a settimane di distanza. Nel contratto tra debitore (chi prende a prestito) e creditore (chi presta) sono principalmente due gli elementi rilevanti: l’orizzonte temporale di restituzione, cioè quanto tempo si ha per restituire i soldi che si sono presi a prestito, e il tasso d’interesse. Il valore del tasso d’interesse può dipendere da numerosi fattori, come l’età e la reputazione del debitore. 

Ma perché bisogna pagare un tasso d’interesse?

Non basta restituire quanto ottenuto? Certo, se un amico ci anticipa i soldi per una pizza perché una sera ci siamo dimenticati il portafoglio, si accontenterà di riottenere i soldi corrispondenti alla pizza. In caso contrario, cioè se l’amico pretende pure il pagamento di interessi, ripagate semplicemente il vostro debito e poi cambiate amico.

Negli altri casi, mettiamoci nei panni di chi è disposto a prestare dei soldi. E chiediamoci: qual è la cosa migliore che potrei fare con la somma che ho? Per semplificare, usiamo dei numeri. Se avessi a disposizione una somma e potessi investirla in una attività che mi restituisce 5.000 euro all’anno (ad esempio, acquisto un appartamento per affittarlo a quella cifra), allora, se qualcuno me la chiedesse a prestito, vorrei essere pagato almeno 5.000 euro. Altrimenti non li presterei e li investirei nell’attività precedente. Questo potenziale guadagno – anzi: il migliore dei guadagni alternativi possibili – si chiama “costo-opportunità”.

Il pagamento di un tasso d’interesse è un concetto abbastanza recente: per gran parte della storia umana, infatti, è stato considerato immorale chiedere un corrispettivo per i prestiti in denaro. E anche oggi, per alcune culture e religioni, guadagni di questo tipo sono vietati. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, i tassi d’interesse sono perfettamente legali. Ciò che risulta illegale è invece l’usura. Ufficialmente, si parla di usura quando i tassi di interesse richiesti sono superiori a una certa soglia. 

Tornando ai tassi d’interesse legali, è possibile che ci venga richiesta la scelta tra pagare un tasso d’interesse fisso, stabilito una volta per tutte secondo le condizioni vigenti nel momento del prestito, oppure variabile, il cui valore può invece cambiare ed è calcolato applicando un determinato differenziale (che si chiama “spread”) al valore variabile di mercato di un certo tasso d’interesse di riferimento. La scelta in questi casi non è mai semplice. Di solito, il tasso d’interesse fisso appare inizialmente più elevato e quindi incentiva il ricorso a quello variabile. Tuttavia, soprattutto nel caso di prestiti che durano molti anni, come quello dei mutui per l’acquisto di immobili, è del tutto possibile (anzi, è davvero molto probabile) che ci saranno periodi in cui il tasso variabile crescerà ben oltre quello fisso. Si tratta, di fatto, di una scommessa sull’andamento futuro dei tassi d’interesse. Un calcolo per nulla semplice e che richiede, appunto, almeno un minimo di nozioni di finanza.

Cambiamo ora argomento e, per farlo, torniamo all’esempio dell’individuo che deve scegliere se prestare dei soldi o investirli. Come funzionano gli investimenti? A quali nozioni dobbiamo fare riferimento e a quali elementi dobbiamo fare attenzione? Innanzitutto, l’individuo che effettua investimenti avrà diritto, oltre alla restituzione delle somme investite, anche al pagamento di un tasso di rendimento, che dipende dalle caratteristiche dell’investimento stesso. Una regola empirica della finanza, che però è anche molto intuitiva, prevede che a investimenti più rischiosi corrispondano rendimenti superiori mentre, all’inverso, a investimenti meno rischiosi corrispondano rendimenti inferiori.

Tuttavia, ci sono due aspetti che devono essere ben compresi. Il primo è che i rendimenti sono sempre caratterizzati da una certa casualità o aleatorietà: è poco probabile che si possano effettuare investimenti che garantiscano un tasso di rendimento garantito, benché basso. Il secondo aspetto da considerare è che, se le cose dovessero andare male, i rendimenti potrebbero addirittura essere negativi: significa che anche la somma investita, interamente o parzialmente, non verrà recuperata. Insomma, bisogna diffidare da chi promette guadagni elevati e poco rischiosi. Si tratta di vere e proprie truffe che sfruttano l’ignoranza degli investitori rispetto a strumenti d’investimento spesso associati, nell’immaginario collettivo, a guadagni elevati. Come, recentemente, le criptovalute.

Le scelte di investimento però non dipendono solo dal rischio, oggettivo, del rendimento ma anche dalla propensione soggettiva ad assumersi un rischio. Individui avversi al rischio tenderanno a investire in titoli a basso rischio. Alcuni esempi di strumenti di investimento, in ordine crescente di rischiosità, possono essere titoli di stato, obbligazioni, azioni e valute. Un buon pacchetto di investimenti, denominato “portafoglio”, dovrebbe bilanciare in quote diverse tipologie differenti di vari strumenti. In questo modo, si minimizza la probabilità di perdite e si massimizza invece quella di ottenere ritorni interessanti. 

Oltre agli individui avversi al rischio, ce ne sono anche di “amanti” del rischio. Si tratta di coloro che, in maniera a volte inconsapevole, investono i propri soldi in attività che hanno una probabilità di ottenere un rendimento estremamente bassa, se non quasi nulla. Un classico esempio è quello dei giocatori d’azzardo. Questa pratica, per quanto legalizzata in Italia e gestita dallo stato, addirittura presentata come un’attività ludica, contiene elementi di truffa statistica. Le probabilità di vincere o ottenere guadagni considerevoli attraverso il gioco, dai Gratta e vinci ai vari Lotto e lotterie, sono estremamente basse e tali da non giustificare alcun tipo di partecipazione. Finché le somme investite sono simboliche o pressoché tali, forse è davvero possibile parlare di attività ludica. Tuttavia, il passaggio dal gioco e dal divertimento alla dipendenza patologica può avvenire più velocemente di quanto si possa pensare. Un po’ di educazione finanziaria, anche in questi casi, può aiutare a risparmiare un po’ di soldi. E, a volte, a salvare qualche vita.

 


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